Una piccola pianta chiara cresciuta al buio

Un piccolo chicco di veccia, scuro, un seme dimenticato nelle aie di un secolo fa, quando serviva a nutrire polli e tacchini, poi i pagliai, i fienili, i pollai con attorno i recinti di canne hanno abbandonato il nostro paesaggio. Ma ancora qualche rivenditore tiene questi vecchi semi da foraggio. Ne acquisto un po’, insieme a semi di favino e grano, acquisto anche diversi piccoli sacchetti trasparente. Poi mani volonterose – non le mie – li riempiono mettendoci dentro questo chicco e altri sempre di veccia, ma non solo; anche una manciata che comprende pure ceci, grano e favino.  Questi sacchetti il giorno delle Ceneri vengono portati in chiesa in un cesto. Mani di bambini e anziani, li prendono e li mettono in tasca, o in borsa, insieme ad un bigliettino che in una pagina racconta un po’ la storia dei cosiddetti sepolcri, nell’altra dà qualche istruzione pratica: coltivare al buio, annaffiare poco, usare molta cura.

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Sicché il nostro amico seme finisce nel giro di qualche giorno in un vaso di terra, poi dentro una vecchia credenza collocata da anni in una stanza usata come ripostiglio. Farà buio a sufficienza? Basterà l’acqua? Riuscirà a germogliare?

Passano quaranta giorni.

E’ cresciuto al freddo, oltre che la buio, perché è nevicato tra febbraio e marzo, in piena Quaresima. E’ nevicato anche il giorno di primavera. Il vecchio seme, è germogliato e ha prodotto un filamento biancastro, insieme agli altri, tanti, che ha formato un cespuglio morbido e chiaro che si è appoggiato esternamente al vaso scendendo attorno, avvolgendolo quasi, come una criniera. Una piccola chioma chiara, delicata, cresciuta al buio e al freddo.

Poi viene il giorno di uscire, il Giovedì Santo, o giù di lì. Il vaso viene portato in chiesa, un pomeriggio di sole, una donna lo ha caricato in macchina, tanto deve accompagnare il figlio agli allenamenti di calcio, fa tutto un viaggio. Lo portano in chiesa, in un altare laterale, si intrattengono un po’ a parlare. “Come va? Bene. Allenamenti del piccolo? Eh si. Quest’anno sono venute più piccole le piante, sono cresciute meno, è stato freddo, comunque sono venute, si, dai…”

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Il seme, con tanti altri, ha dato vita ad una originale infiorescenza. Fanno mostra di sé fino alla Pasqua. E’ così da secoli. Queste pianticelle fino a qualche decina di anni fa erano molto ammirate, erano qualcosa di importante. Ora sembra non esserci più tempo per queste cose. C’è sempre tanto altro da fare. Ma dal buio è nato qualcosa di piccolo e delicato. Una cosa viva.

 

 

 

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