Un libro e un filo di seta

Da Fermo a Tokio passando per Ravenna e la Sardegna: Angelo Ferracuti, un bravo scrittore marchigiano, ha visitato la libreria dove si vende un solo libro la settimana, diventando un caso internazionale. C’è un suo bel reportage sul numero de “La lettura” ancora per qualche giorno nelle edicole.

Ho letto in un saggio che ormai lo stile di vita metropolitano, con il suo portato di disincanto misto a cinismo,  ma anche coi suoi fermenti culturali moderni e post moderni, ha ormai pervaso tutti luoghi del pianeta, cancellando le specificità dei piccoli borghi, dei paesi di montagna, dei villaggi rurali. Il rimpianto di una comunità perduta: a volte mi chiedo se era veramente così o se sia frutto di una fantasia collettiva l’idea che i tanti paesi marchigiani siano stati effettivamente piccole comunità coese in cui le persone vivevano più in armonia, affratellate, tenute insieme dalla terra e dalla povertà che diventa riconoscimento dell’essenziale.

Ma ascoltando i racconti di tanti anziani marchigiani penso che con la grande trasformazione degli anni Sessanta qualcosa abbiamo guadagnato, ma abbiamo anche perduto tanto. E leggendo l’articolo di Angelo Ferracuti mi viene in mente la storia di una negoziante di Corinaldo, dei primi del XX secolo, che vendeva fili, bottoni e cianfrusaglie in un bugigattolo. Quando, assai raramente, capitavano più persone tutte assieme nel suo negozio, si lamentava: “Ma tutti da me dovete venir stamattina? Guardate che c’è anche un altro negozio che vende le stesse cose…”.

Una volta, scrive Mario Carafoli nelle sue memorie, è entrato nel negozio un signore per comprare 20 cm di filo di seta per tirare via ad un bambino un dente da latte, al costo di due centesimi. Forse l’intero incasso della giornata.

Mi piace pensare che ci sia un filo tenue, non il potente fil rouge dei filosofi, ma un filo di seta corto e fragile che tiene insieme storie lontanissime: la geniale strategia di marketing di una libreria nell’ultramoderna Tokio e la storia di un paese rurale di un secolo fa, bella nella sua tenerezza. Mi piace pensare che se lo stile di vita metropolitano pervade ogni angolo del pianeta, per cui oggi anche nei piccoli paesi non ci si conosce più tra vicini,ecco, forse c’è anche un movimento contrario, di chi non vuole correre troppo dietro a consegne, tempi ristretti, customer satisfaction, ampliamento dell’offerta, marketing orientato, ma accontentarsi di uno solo libro, quello che un normale lettore riesce a leggere in una settimana. Lo stile di vita paesano e rurale, per cui in mezzo ad un campo ci si fermava con la falce fienaia in mano a guardare una nuvola per capire se domani pioverà, o si andava a provare le scarpe dal calzolaio per parlare di politica un intero pomeriggio, forse – mi illudo  – si sta diffondendo anche nei luoghi più impensati, per  riprendersi un morso di lentezza anche nella nipponica capitale della fretta.

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