Passeggiate della conoscenza

Partiamo presto da Ripe. Lungo la strada, dopo Serra San Quirico il paesaggio cambia improvvisamente, entri in una galleria ed esci con un clima quasi diverso, prima era sereno, poi piccole foschie come frammenti di nubi basse, scampoli di veli sopra la vegetazione delle prime montagne vicine.

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“Sulle cime di queste montagne attorno a Fabriano hanno trovato statuette antichissime, una di Ercole, questo è un posto abitato sin dai tempi degli antichi popoli italici, terra di confine tra Umbri, Piceni e Galli” ci racconta Jacopo durante la prima tappa della passeggiata, che comincia in piazza del Comune, con Paolo Piacentini che saluta tutti, poi comincia a contare i presenti: “Siamo un centinaio”. Partendo, ci anticipa il lieto fine della giornata: “Gli amici su a Marischio ci stanno preparando una zuppa buonissima!”A Fabriamo il lavoro per anni cadeva bello e pronto dall’alto, copriva tutti come una bella neve, che però alla fine si è sciolta lasciando il paesaggio più nudo ma anche più vero. La comunità deve reinventarsi.

Si chiamano “Camminate della Conoscenza”, il semplice dono di un punto di vista diverso, conoscenza di se stessi, degli altri, del paesaggio. Camminare è già pregare: Paolo Piacentini cita il santo di Assisi legato a questi luoghi, che è stato alla Pieve di Civita che visitiamo lungo il tragitto.

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Le conversazioni mentre si cammina prendono una piega diversa, via quei formalismi, quelle piccole manovre che a volte separano le persone che non si conoscono. Ci si saluta e ci si parla, come fanno i vecchi contadini, che non hanno bisogno di conoscerti per salutarti dicendoti due parole con un sorriso, piccole cose che possono far cominciare bene una giornata.

C’è un ragazzo che si chiama Fabrizio e che ha attraversato le Marche a piedi, dormendo in tenda: “perché lo hai fatto?” Gli chiedo.

“Ti potrei dire che l’ho fatto per il grande amore per le Marche, ma voglio risponderti con un’altra domanda: perché no? Cioè: perché non farlo?”

Il paradosso è che sembra una cosa strana il camminare, che è l’azione più antica e naturale del mondo. “Una sera ho dormito con la tenda sotto un porticato di un vecchio monastero abbandonato, perché era più caldo, il giorno dopo è crollato per il terremoto”. Sta scrivendo un libro su questo viaggio speciale.

Arriviamo alla pieve: “Fino all’anno mille molte popolazioni di questi luoghi erano pagane, in questa pieve venivano battezzate, Qui si stipulavano anche i contratti di fronte al notaio. In queste montagne vicine vivono anche il lupo e il gatto selvatico, quello che chiamiamo gatto domestico è arrivato coi Fenici, era stato addomesticato dagli antichi Egizi per fare la guardia ai granai contro i topi.” Chissà se è anche per questo che era considerato un animale sacro…

Quante storie in mezzo alle montagne, che dalla città sembrano luoghi isolati dal mondo!

Lungo la strada anche una villa con dentro un giardino fresco e silenzioso. Una grande albero originario della Spagna, una vecchia fontana liberty ormai senza acqua, che fa un po’ tenerezza. Anna ci parla di alberi felici, quelli che hanno spazio intorno a se e sono stati lasciati in pace, senza potature dissennate. Alberi sereni.

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Uscendo dal giardino mi piego facendo un po’ di stretchting ai muscoli della schiena, un consiglio del mio fisioterapista per prevenire lombalgie. Una signora si avvicina e mi chiede: “tutto bene?” “Sì, sto rilassando i muscoli della schiena”.

“Fai bene, risponde, dovrei farlo anch’io.” Siamo già una piccola comunità provvisoria, come direbbe il famoso paesologo.

Ci sono sempre queste strane macchie sulle cortecce degli alberi in montagna, dico a Paolo, un preparatissimo botanico mio amico. Sono i licheni, mi risponde. Prima parlava con Fabrizio e commentava il lavoro delle foglie, la peluria sotto alcune di esse consente di filtrare l’umidità, sono operazioni complesse, geniali: “Gli alberi sono esseri straordinari, pensa, si mangiano la luce. E’ incredibile a pensarci bene.”

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Tanti incontri e vari intrecci lungo il cammino della conoscenza, che ormai è iniziato e va avanti, anche grazie alle bucce d’arancia candite di Antonella, che aiutano non poco nelle salite.

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