Gastone, se canti, te lega.

Gastone, se canti, te lega. Mi sono imbattuto in questa frase, sulla rete, qualche mese fa, insieme ad un bel disegno di Simone Massi.

Gastone Pietrucci venne in un liceo a Jesi una decina d’anni fa, cantò e parlò con gli studenti, invitato da una collega, io ero supplente, ma ricordo bene quella mattinata. Com’è difficile comunicare la bellezza del mondo contadino, la necessità della memoria delle nostre radici! La musica ci viene in aiuto, è più facile con le parole di Gastone che canta, voce ruvida e carezzevole nello stesso tempo, un po’ scura, ma fresca, come l’ombra del grande olmo d’estate sull’aia delle case contadine.

La Macina, che bella storia marchigiana! Storia e futuro.

Gastone, se canti, te lega. Con quello strano fluire del tempo che sperimento quando sono su internet davanti al computer, dimenticai per qualche secondo lo schermo e pensai al senso della frase, che non comprendevo. La canzone ci lega alla nostra memoria, quando sentiamo i canti della Pasquella è di noi che si parla, un cassetto pieno di storie e melodie troppo spesso chiuso, fortuna che ogni tanto qualcuno lo riapre.

Ad Arcevia sabato scorso, parole, ricordi, il racconto di un bel festival del cinema d’animazione a Pergola, una videointervista ad Ascanio Celestini, poi arriva Gastone Pietrucci insieme a Marco Gigli. Quando parte una delle sue canzoni – sue e dei suoi informatori detti Alberi del canto – già qualcosa cambia nella forma spirituale che ci contiene, come un presagio di temporanea letizia. La musica scioglie i nodi che si formano in una giornata nebbiosa ad Arcevia, che diventa più tiepida. Pensai che, sì, la musica e le canzoni possono legare le persone tra loro, farle sentire una piccola comunità provvisoria – per citare Franco Arminio – una piccola fetta di umanità un po’ più affratellata.

Gastone, con il suo cassettone pieno di canzoni e storie, ti lega agli altri, alla memoria, alle proprie radici. Vorrà dire questo. E spensi il computer.

Passa qualche mese e sabato scorso ad Arcevia Gastone ci racconta una storia. “Pensate che una signora anziana, una informatrice, così si chiama nel linguaggio degli antropologi, che era proprio di Arcevia, mi ha detto: una volta cantavano tutti, era bello, adesso se ti metti a cantare ti prendono per matta, ti legano.” Ho capito il vero significato della frase, che è anche il titolo del dvd, che ancora devo guardare. Un significato più realistico, più vero, ci sono rimasto un po’ male sul momento. C’è poca poesia oggi in giro. Da quanto tempo è che non sento più cantare uno mentre lavora? Ma Gastone continua a legarci con belle melodie che arrivano dalle aie spazzate dalla scopa fatta con la mélica, con i panetti di granturco da una parte e gli scartocci dall’altra, l’organetto e le coppie che giravano, e il vino che riempiva i bicchieri.

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