Piccola incredibile storia

Che bella storia, qualche giorno fa a Filottrano, insieme a Silvano Staffolani.

Il racconto parte con una immagine di un signore dell’Ottocento, camicia col collo altissimo coperto da un fazzoletto abbondante, un giaccone tipo loden con il bavero rialzato, espressione calma come nelle figure dei libri di storia delle medie, quando da ragazzi uno li sfoglia e pensa: chi sarà? Avrà fatto qualcosa di importante.

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Il suo nome è Giacomo Costantino Beltrami, che ha acquistato nell’Ottocento l’omonimo palazzo, arrivando a Filottrano al seguito delle truppe napoleoniche.

Il racconto comincia vicino ad un bellissimo, colorato, allegro e orgoglioso biroccio marchigiano.

Il Beltrami, rivoluzionario, ha rischiato la condanna a morte, poi, con la Restaurazione cambia aria e va in America, dove risale il Missisipi fino ad arrivare alla sua sorgente, un luogo mai raggiunto sino ad allora da nessuno.

Il biroccio, costruirlo era un lavoro complicatissimo, chi la sa fare oggi, con semplici strumenti manuali, una ruota ferrata come quella?

I dipinti sulle tavole ai lati – le specchiature – con sant’Antonio, i fiori, la pupa del biroccio, le golette, le sfiocche: la storia contadina si è mossa su quelle due ruote. Ed è arrivata al museo di Filottrano.

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Io ed Elena parcheggiano in paese e chiediamo ad un passante dove si trova il museo. “Guardate, non vi conviene, è sempre chiuso”. Ma noi avevamo una accordo con Silvano e sapevamo che era aperto. Ormai per la gente è diventato normale che un museo sia chiuso. E sarebbe naturale che fosse chiuso, visto che è mandato avanti da anni esclusivamente da volontari. Invece è apertissimo. Mentre è diventato normale anche che chi lavora nella cultura non venga pagato. La famiglia proprietaria del palazzo lo dona al comune, con l’impegno di farci un museo, dovrebbe esultare invece il comune nicchia. Non se ne fa carico. Lo lascia così. Per fortuna Silvano e gli altri.

Incredibile, in senso negativo.

Incredibile in senso positivo è invece la storia di Beltrami. Dopo aver risalito il fiume fa amicizia con le popolazioni Sioux che gli regalano un tamburo da cerimonia ed una tenda. Reperti preziosissimi, che sarebbero visibili a Filottrano se le cose fossero andate diversamente con la donazione. Silvano ci ha raccontato che alcuni discendenti Sioux sono venuti a Filottrano per capire le loro radici. E i marchigiani?

Poi qualche decennio fa il palazzo grazie alla donazione di Glauco Luchetti e della sua famiglia è diventato sede del museo del biroccio.

Storie di civiltà estinte che si incrociano, quella contadina, soppiantata da una conquista pacifica ad opera della modernità che cancellato, nel giro di pochissimi anni, una stratificazione secolare di saperi e pratiche, racconti, leggende, un universo che si è eclissato, come quello degli indiani d’America, che si sono estinti anch’essi, in modo meno pacifico.

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La crisi che stiamo attraversando non è economica, ma spirituale. E se in un momento di crisi non capiamo le nostre origini come facciamo a venirne fuori? Un giro sul biroccio tra le nostre colline, con il tipico giogo decorato, sarebbe divertente. E ci farebbe capire quanta poesia ci stiamo perdendo.

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2 pensieri su “Piccola incredibile storia

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