Quattordici chilometri a piedi e (non) sentirli

Per un vero camminatore sono due passi, ma per un appassionato di divano come me 14 chilometri sono una bella scarpinata. Partiamo da Ripe e andiamo a Senigallia a piedi.

Partiamo dalla piazza, con il palazzo di Aggéo. Il sor Aggéo – ancora gli anziani si ricordano – era il proprietario terriero. Detto così non rende l’idea. Era il padrone. Aveva la terra. Scomparso qualche decennio fa viene ricordato come un personaggio pittoresco, dai modi ingenuamente boriosi e dallo stile di vita ozioso. Ma ci raccontano anche che lui, fascista, nascose a casa sua alcuni antifascisti locali all’arrivo delle camicie nere. L’appartenenza al piccolo paese a volte supera le ideologie. Tesori nascosti e altre storie attorno a quel palazzo, oggi ristrutturato con appartamenti in vendita.

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Camminiamo su strade secondarie asfaltate, ma poche macchine la domenica mattina. Nel fosso, in alcuni tratti, un catalogo di rifiuti gettati: dalla classica lattina di bibita, fino ad una lente di occhiale. Ma anche un occhiale intero, diversi tetrapak di succhi di frutta e vino dozzinale. Roba buttata via dal finestrino della macchina, banali trasgressioni di vuoti sabati sera molto tristi.

In macchina non vediamo la sporcizia, ma non vediamo neanche la bellezza. E non sentiamo neanche la natura. Il silenzio, cani che abbaiano in lontananza, un gruppo di uccelli, sembrano storni, che si alza disegnando forme mutevoli. E fanno quel bel fruscio quando partono tutti insieme dalla chioma. Un piccolo gioioso scatto.

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Grandi querce, una di queste, su una curva, ha uno specchio appeso a scopo segnaletico,ma  in ogni albero c’è uno specchio invisibile nel quale dovremmo guardarci scoprendo forse quella parte di noi che ci accomuna alle piante, quella parte bella dove anche noi abbiamo delle radici che stanno sulla terra.

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Passiamo per Castel Colonna, poi Roncitelli e Scapezzano. Adesso frazioni, un tempo erano centri importanti. Castel Colonna secoli fa era Tomba, una sorta di capoluogo dell’entroterra. Roncitelli era – ed è – un fiorente centro agricolo. Scapezzano nelle vecchie carte geografiche che si conservano negli archivi era segnata con un tondo bello grande, circa come quello di Senigallia.

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Arrivare a piedi in un paese dà una sensazione di forza tranquilla. Come se le cose e il tempo tornassero ad essere nostre alleate.

Dalla periferia di Senigallia finalmente si vede il mare, se fosse stato sereno si sarebbe visto già da molto prima.

Forse perché cominciavo ad essere stanco, ma le automobili mi hanno fatto una brutta sensazione. Mi ci ero disabituato. Sono brutte e rumorose, le prime che rivedo mi spaventano quasi. Sembrano ostili come i mostri meccanici dei vecchi cartoni animati giapponesi. E tremendamente rumorose.

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Poi arriviamo in spiaggia. Il vento freddo, le onde, il mare, l’orizzonte. Il cielo e il mare quasi dello stesso colore, mi piace guardare verso l’orizzonte, immaginare di individuare un punto lontanissimo e fissarlo per qualche secondo. Ecco, sono anch’io là.

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Elena mi ha convinto a fare questa cosa. E’ stato facile, mi piace passeggiare.

Però, razionalmente, bisogna riconoscere le macchine sono utili. Infatti ci facciamo dare un passaggio per il ritorno. Pensavamo di tornare a piedi, non ce la siamo sentita, per stavolta…

 

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