Il segreto del fiume

“Non si può scendere due volte nello stesso fiume”. Il fiume di oggi non è lo stesso di ieri. Il saggio Eraclito ci dice che anche noi, come il fiume, siamo e non siamo. Non è la stessa acqua, perché l’acqua di ieri è già corsa via e quella di oggi è nuova. E quindi non è lo stesso fiume. E noi non siamo più le persone di un tempo, quando il fiume era rispettato e c’era gratitudine per tutto quello che dava. Ma il bello è che ci sono ancora persone che passano una domenica pomeriggio in compagnia del fiume, che adesso rappresenta un problema. Chi se ne deve occupare? Il comune? La provincia? Ma le provincie, dicono, non esistono più. Come quegli anziani che non si sa se mettere al ricovero o tenere a casa con la bandante. Dimenticandoci che sono loro i detentori di quel sapere che abbiamo perduto. Loro sapevano fare tutto, una sedia, il formaggio, la tela di canapa. Noi chiamiamo l’elettricista per cambiare una lampadina. Quasi.

Il fiume ha una voce diversa ogni giorno, calma o ritmata secondo quanto e quando ha piovuto. Adesso è una preoccupazione per chi ci abita vicino, perché potrebbe debordare. Ma basterebbe rispettarlo.

Il fiume nasconde il segreto di quelle notti quando i contadini con le torce di canne secche e paglia facevano luce a pelo d’acqua e vedevano i pesci fermi, sembrava che dormivano. Una pesca proibita, da fare solo alla luce delle torce. E se l’acqua era torbida era perché il vicino di casa aveva avuto la stessa idea, ma un po’ prima.

Facendo la legna ci si scaldava e si faceva respirare l’acqua, si dava il giusto spazio al fiume. Perché, come ogni cosa viva, lui vuole il suo spazio. E se noi siamo sordi alla sua voce, lui comunque lo spazio se lo prende.

Il fiume è dappertutto, alla sorgente, alla foce, lungo le cascate, nei piedi dei ragazzi che ci passeggiano quando l’acqua è bassa. Il fiume, come scriveva Herman Hesse, è un continuo presente. Le persone invece sono cambiate. Piene di supponenza per la tecnologia a portata di mano, per un sapere che crediamo di possedere, pensiamo di comunicare con tutti e non parliamo più col vicino di casa. E abbiamo smesso di ascoltare il fiume. Eppure domenica scorsa qualcuno è andato è andato a far visita al Nevola, che ci ha parlato la sua lingua antica. E qualche storia è riecheggiata sopra le acque che scorrevano lentamente.

 

 

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