Giovani seduti sui binari e anziani che radunano il fieno.

Mi alzo presto per andare a fare una passeggiata prima che sale il caldo. Leggo sul giornale di quel gruppetto di ragazzi che si siede sui binari aspettando che passa il treno per togliersi all’ultimo momento, passatempo evidentemente molto pericoloso per loro, ma anche inquietante per il lettore. Cosa penserà quel ragazzo mentre sta seduto su quei binari alla periferia di Senigallia?

Mi viene in mente una notizia letta tanto tempo fa, di una moda diffusa tra i ragazzini negli Stati Uniti, che consisteva nello sdraiarsi lungo la linea di mezzeria di una strada dove le macchine passano veloci. Ci sono stati incidenti, ragazzi feriti, ma anche automobilisti finiti fuori strada nel tentativo di evitare l’investimento del ragazzo disteso. Immagino lo spavento dei guidatori: vedere qualcosa in mezzo alla strada all’ultimo momento. Magari all’inizio neanche distinguono bene, o non si immaginano che è una persona che si è stesa apposta lì, mettendo a fuoco la scena negli attimi cruciali al volante, su una macchina che su certi tipi di strade può andare anche molto veloce.

Condannare è ovvio, ma è anche troppo facile.

Bisogna chiedersi: perché lo fanno?

Provo, nel mio piccolo,  a cercare di capire. Mi viene in aiuto la vicenda di uno scrittore noto agli amanti di spy story, Fredrick Forsyth, che divenne famoso negli anni Settanta con “Il giorno dello sciacallo”. Ad un certo punto della sua vita non aveva più voglia di scrivere e, forse, neanche di vivere. Consultò diversi medici, che lo trovarono sano. Allora decise di iscriversi, ormai attempato, ad un corso di paracadutismo acrobatico. Si divertì molto. E ricominciò a scrivere. E anche a vivere.

Cosa c’entra il famoso scrittore con la pericolosissima bravata di questi ragazzini?

La verità è che abbiamo bisogno di emozioni. Poi ognuno le cerca dove sa. Anche in modi sbagliatissimi. Abbiamo bisongo di emozioni nel presente e di nuove possibilità per il futuro.

“Cosa farai da grande”? Questa domanda che ogni ragazzo si è sentita porre, diventa sempre meno sensata. Le industrie chiudono, lo stato non sembra più propenso ad investire in ricerca e in cultura. E quando lo fa a volte lo fa male. Chi ha belle idee e bei progetti che speranza ha di concretizzarli? Andare all’estero è una possibilità, ma l’Europa, così come l’abbiamo conosciuta sinora, sembra svanire. Che sicurezze avranno i giovani per il futuro con i progressivi tagli alla sanità? Ci saranno ancora le pensioni quando i giovani saranno vecchi? Come stiamo trattando l’ambiente?

Certo, non tutto è negativo, esistono ancora cose buone.

E ovviamente le azioni di quei giovani vanno condannate.

Ma dobbiamo avere il coraggio di guardare negli occhi quei ragazzi e ascoltare le parole che hanno da dirci, che probabilmente saranno scomode, spigolose. Gli adulti non stanno predisponendo un mondo accogliente per i giovani. Pensando a queste cose comincio la mia passeggiata, c’è un anziano su un trattore che sta radunando il fieno con un rastrello meccanico, siccome ci conosciamo si ferma e mi dice: la mattina presto è perfetto per questo lavoro. Col caldo viene male. L’odore del fieno che matura: chi abita in campagna ha avuto il privilegio di sentirlo.

Ed è anche questa una piccola bella emozione.

 

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