Un lavoro ben fatto.

Il piacere di riparare, di ridare vita ad un oggetto che il tempo ha in parte guastato, ma che, con le mani, si aggiusta. Il gusto del lavoro ben fatto. Stamattina abbiamo incontrato ad Ostra Roberta Ronconi, calzolaia, che ha da poco aperto una bottega. Gli studi di restauro le hanno consentito di allenare la mano, di riallacciare il filo che lega la mente alla mano. Aggiusta scarpe: “non pensavo di avere così tante richieste sin da subito”.

Riparare, aggiustare ciò che si è rotto, può valere anche per le amicizie, per i rapporti umani? Oggi sembra facilissimo conoscere persone, ma i rapporti sembrano sempre più evanescenti, quanti contatti sui social, quanti numeri sul telefonino?

La bottega del calzolaio era un luogo di aggregazione, forse tornerà ad esserlo, se vogliamo salvare qualcosa della qualità della vita: “Ci sono quelli che vengono per farsi riparare le scarpe, ma c’è anche chi passa e si ferma a fare quattro chiacchiere, oppure anche c’è chi si affaccia sulla porta, dice semplicemente buongiorno e riparte”. La bottega era anche un luogo della politica, quando questa parola aveva un significato nobile: il calzolaio comunista, i compagni che passano in bottega per parlare dell’ultimo discorso di Togliatti, anche il prete, mentre gli porge le scarpe col tacco rotto, lo incalza sui temi della vita eterna; quante volte si sarà ripetuta questa scena nei piccoli paesi italiani?

Nei giorni scorsi è andato a farle visita Renato Verzolini, quasi cento anni di vita, storico falegname: “Un giorno torno a trovarti e ti racconto un po’ della storia di questo paese”. Ha messo su una mostra di manufatti di legno, dove, tra le tante altre cose, c’è una mappa di Ostra con dei puntini colorati che indicano tutte le vecchie botteghe degli artigiani, ora in buona parte scomparse. Praticamente la mappa non si vede, tanti sono i puntini.

“Una scarpa rotta è come un problema, è bello quando poi si trova la soluzione e la scarpa torna a vivere”.

Scarpe buone che i contadini tenevano in mano, camminando scalzi per le strade di campagna, per non consumarle, poi le mettevano prima di entrare in paese; suole consumate, bucate, che se ci si cammina fa male. Ma si riparano. E c’è ancora tanta strada da fare.

 

 

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