Spazi per la cultura?

Se penso al nostro territorio mi vengono in mente il mare, le montagne, con in mezzo le colline, ognuna con un profilo diverso, come le montagne del resto, come le onde del mare, ognuna uguale e diversa.

Il mare è uno spazio della cultura: le storie, il cibo, i racconti dei pescatori che alludono a lontane tempeste, lunghi mesi via da casa, e poi i ricordi d’infanzia, le belle giornate di ferie i bagni e il fuoco a mezzanotte. Le colline sono uno spazio della cultura: il grano che tra qualche settimana cambia colore, le file regolari di viti, il granoturco che a settembre veniva raccolto e scartocciato sull’aia ed era una festa, c’era pure l’organetto; colline modellate dal lavoro di secoli, dove di giorno c’era la fatica, il fieno da portare sull’aia per fare i pagliai, meravigliosi coni con le punte rivolte al cielo, ma di notte vagavano strane presenze evocate nei racconti attorno al fuoco con cui i nonni spaventavano i bambini. Scherzi atroci tra vicini quando si sapeva che qualcuno rientrava in un buio profondo prima dei lampioni elettrici. Stradelli di campagna dove i contadini andavano scalzi, per poi mettersi le scarpe in paese, in prossimità delle mura. I camminamenti sopra le mura le cui porte venivano chiuse la sera, le vie strette del paese coi suoi palazzi, i torrioni delle mura da dove è possibile vedere il mosaico di campi, disegnato dalla mezzadria di cui ancora ci sono tracce.

Il campanile del comune che suonava quando si riuniva il consiglio le tante piccole chiese di campagna,  gli alberi Dietro le Monache a Corinaldo, diversi ogni stagione, d’estate una fresca galleria ombrosa che ripara dalla canicola; i passi sul selciato di chi rientra tardi, il paese sempre uguale che sembra stare stretto e qualcuno va via, la scommessa di giovani che ancora oggi hanno scelto di abitarci e di lavorare nel centro storico, investendo in attività: le botteghe fino a ieri erano luoghi di cultura, dove il rapporto con il calzolaio, il falegname, o il fabbro, non era commerciale, ma andava oltre, fino ad essere la bottega stessa un luogo della politica, dove il prete discuteva appassionatamente col comunista. I passi lungo i sentieri, sulla terra su cui hanno camminato Celti e Piceni, Antichi Greci e Romani, i partigiani e i tedeschi in ritirata, su cui hanno camminato i contadini accompagnando con la cordicella il vitello alla fiera, ascoltando l’usignolo e il rondone. Ogni passo che facciamo sui nostri luoghi siamo pienamente dentro uno spazio della cultura.

 

 

 

 

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