Piante, prati, passi, paesaggi sonori.

Camminare in campagna tra prati, campi coltivati e un ruscello. Un piccolo tronco spezzato innesca una melodia d’acqua che inciampa sul legno, flusso di note, peso del corpo e della terra sotto i piedi, contrapposti. Il leggero tonfo ovattato dei piedi sull’erba, che lasciano una impronta di fili verdi piegati; tra poco ritorneranno a posto, giusto il tempo di un ricordo che poi si dimentica. E ci saranno altri piedi e altre impronte. Querce: una è grossa. Gli alberi ricordano più a lungo dell’erba, radici che spuntano dal terreno e si intrecciano in un grande tronco, formiche tranquille passeggiano in fila, un ape si ferma su un fiore, poi riparte, un fiore violaceo.

Se fai più volte la stessa strada la quercia ti riconosce. C’è poco vento, il pioppo muove appena le punte sottili coperte da minuscolo fogliame. Con la testa in avanti un lieve vento accarezza le orecchie e produce sempre la stessa nota, come di panni stesi che sventolano piano. Ma girando la testa l’aria non spinge più sul padiglione auricolare e c’è silenzio. Si vede il campo, grano verde, fili appena toccati da un soffio d’aria si muovono un po’. Tanti anni prima la quercia ha visto passare soldati a piedi in divisa, con muli, cavalli, camionette, cannoni: tedeschi in ritirata. Poi altri soldati di divise e lingue diverse. Una cannonata ha rotto un ramo. Un soldato si è seduto, schiena sudata appoggiata sul tronco ha bevuto acqua da una borraccia.

In autunno le foglie sono preziose, gli ultimi giorni prima di lasciare la pianta. Mosse da lievi folate formano un fruscio. Ma immagino che le foglie non sono mosse dall’aria, ma applaudono al mio passaggio, mi riconoscono, per tirarmi su fantastico di essere un improbabile re senza corona e senza scorta, come diceva il grande cantautore. Un sovrano che regna sulla piccola provincia di alberi, rane, lumache e acqua piovuta in montagna la settimana prima e appena arrivata al ruscello vicino, un regno grande poco più dei miei passi sul prato. La terra ci onora con la sua sinfonia timida, anche il ritmo veloce di un trattore lontano che non si vede fa parte del nel paesaggio sonoro delle campagna marchigiane una domenica mattina di sole.

Non servono le cuffie per passeggiare.

 

 

 

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