Uscendo da teatro…

Mattina presto al bar, cappuccino, su un tavolo alcune locandine: spicca la parola “pigmenti”. Mi viene in mente “Il sistema periodico”, romanzo di Primo Levi letto l’estate scorsa, dove quella parola aleggia tra le pagine. Scrittore che i media riportano sempre in auge in occasione della giornata della memoria, ma sarebbe limitato appiattirlo sulla sua tragica esperienza del lager.

Pigmenti è il titolo di un rassegna teatrale a Ostra e Corinaldo, teatro civile, temi importanti,, racconti di spessore, così sembra, senza inutili complicazioni. Interessante.

Telefono ad un fotografo e prenoto due posti. Arrivo a Ostra, parcheggio sotto la torre civica. Inizia lo spettacolo: c’è un incontro tra due uomini, non casuale, situazione potenzialmente un po’ scabrosa che prende una strana piega, una conversazione tra un intellettuale e un ragazzo di strada; il rapporto tra cultura e popolo, la scuola, la televisione e una tazza gialla che fa venire in mente l’azione delle mani che l’hanno fatta e le storie di vita, le emozioni che le hanno mosse.

E Pasolini sullo sfondo, ma presente, riscoperto dai media in occasione dell’anniversario della sua scomparsa, ma anche nel suo caso sarebbe limitante appiattirlo sulla sua tragica fine! Argomenti oggi dimenticati, ma tanto discussi nei decenni passati, forse anche troppo, o con un eccesso di retorica e ideologia. Ma almeno prima si poneva il problema di una cultura democratica, di un sapere in grado di riscattare chi sta in basso nella scala sociale, anche con la scuola. E con la poesia.

Spettacolo breve, mi è piaciuto anche per questo, alla fine la gente non si alzava, forse voleva che il racconto proseguisse, o che gli attori o qualcun altro raccontasse qualcosa della loro difficile terra campana dalla quale evidentemente provenivano. Usciamo dal teatro, commenti: bello, attori bravi, sarà adatto per degli studenti?

Andiamo verso un’osteria, lungo la strada incontriamo un gruppo di ragazzi mascherati, metà da personaggi di film horror, assortiti: Scream, uno zombie, un serial killer col motosega, ognuno diverso. L’altra metà da messicani, col copricapo caratteristico, balza amplissima orlata di frange, tutti uguali.

“Buonasera”

“Buonasera” risponde uno zombie educatamente.

Distanziato, il clown di “It si affretta per raggiungere la comitiva.

Arriviamo all’osteria, chiusa; ma è sabato sera! Strano, pazienza.

L’osteria dà su una piazzetta, dove, diversi decenni fa, a gennaio, un inverno grigio scuro, senza sole, l’occupazione, la macchina di un ufficiale tedesco, partigiani nascosti attorno, spari, il colpo di una rivoltella sparato da un giovane dentro la tasca di una giacca. Poi la fuga nelle campagne. Una sarta di paese rammenda il buco della giacca, che il giovane indosserà ancora, solo per pochi giorni.

Eravamo ad Ostra ed era il 6 febbraio.

Tornare a casa da teatro dopo un bello spettacolo è una sensazione di prosperità tutta interiore.

 

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