Bel finale si sentiero…

Camminare: le gambe reggono il corpo muovendolo in avanti. Anche i pensieri si inoltrano sui loro percorsi, ma vanno più lenti del solito, sul cerchio del tempo le cui lancette, camminando, si muovono con più calma, sembrano quasi fermarsi. Si cammina, da soli o insieme: è bello perché si ritrova sempre qualche pezzo di ricordo, qualche residuo di sensazioni dimenticate.

Partendo da un piccolo borgo di montagna il sentiero è di terra battuta, poi arriva la ghiaia, prima è sotto il sole, poi in una galleria di foglie e rami, frassini, carpini, castagni, querce, ognuno sembra stare nel suo spazio naturale conquistato dopo una lotta leale. Poi ancora il sole, poi l’ombra, alberi da un lato, prato con tanti fiorellini colorati dall’altro. Il sole filtra tra il cielo di fogliame del bosco, disegna macchie di luce sui sottili tronchi.

Ad un certo punto incrociamo una scia di sassi, una sorta di fiume di grandi sassi di traverso, che veniva su dalla montagna, variazioni sul percorso, sensazioni prima morbide, poi spigolose sotto i piedi. Camminando, anche in silenzio, non ci si annoia. Il sentiero ci conduce in un prato, verde, ricami di fiori bianchi, sentiamo un rumore venire da un bosco vicino, si avvicina, ma non un rumore naturale, è qualcosa di vivo. Timore sul momento. E stupore. Poi sentiamo passi di animali, tanti, che corrono, non riusciamo a vederli, vanno molto velocemente, intravediamo qualche testa di profilo, in mezzo all’oscurità della boscaglia, musi, orecchie appuntite: lupi? Stranissimo di giorno. Erano caprioli, che correvano in branco, attraversando un piccolo ruscello.

Proseguiamo, arriviamo ad una fontana, con vicino un cartello: siamo a cinque minuti dal santuario di Santa Maria in Pantano. Chiesa con le tipiche pietre del posto, di colori diversi, chiari, grigio o marroncino, con ognuna una superficie diversa, con segni astratti del tempo e della mano che le ha tagliate, increspature, piccole zone concave, figure astratte che nascondono il codice del tempo che passa. Forma regolare, campana grande in alto, finestre strette e lunghe, semplice regolarità, montagne alte vicine, tutto complotta per una calma interiore. La fondazione della chiesa risale a prima del 1000, le successive ristrutturazioni non ne hanno alterato la struttura, l’immobilità estetica, lungo la “via Francisca”, detta anche via del grano, una rotta da sud a nord, in mezzo alle montagne, calpestata nei secoli da pellegrini e lavoratori.

Dopo aver camminato un paio d’ore, un po’ stanchi, ma curiosi, questa meraviglia si materializza e ci fa sentire la poetica e amara sensazione che stiamo perdendo qualcosa di importante, che ci stiamo allontanando dall’essenziale. Eppure abbiamo la fortuna che queste cose importanti ancora ci stanno aspettando, nonostante la superficialità con le trattiamo.

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2 thoughts on “Bel finale si sentiero…

  1. Per chi attraversa per la prima volta il versante est dei Sibillini con tutta quella vegetazione è già una sorpresa. Quando arrivi a s.Maria in Pantano, poi, sembra impossibile che l’uomo sia arrivato fin lì con la sua arte, e la sua fede. Bellissimo racconto Massimo.

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